I Butteri sul New York Times!


La Maremma nel mondo:

Il prestigioso quotidiano della Grande Mela dedica una pagina ad Alberese: i Butteri sul New York Times

Grosseto: “ I cow boy italiani che rifiutano di passare alla storia” E’ il titolo di un articolo pubblicato ieri mattina sul New York Times che ha scelto la Maremma il parco di Alberese per la sua storia dal mondo cun reportage della giornalista Gaia Pianigiani.

La corrispondente da Roma del quotidiano della”Grande Mela” ha raccontato agli americani la magia antica di una terra selvaggia e incontaminata come la Maremma, “dove il mondo moderno sembra infiltrarsi con lentezza”. E il destino dei butteri, i “cow boy” italiani che dal tempo degli etruschi accompagnano i greggi tra le campagne e le paludi del Lazio e della Toscana e adesso rischiano di diventare un ricordo del passato.

La giornalista conosce bene questi luoghi e la loro storia. E’ nata, infatti, a Castellina in Chianti e da alcuni anni lavora a Roma come corrispondente del quotidiano newyorkese. Ma sa che agli occhi dei lettori d’oltreoceano è quasi un viaggio indietro nel tempo, quando “in una mattina di rugiada” era possibile osservare “nell’assolata campagna, tra pini e alberi di olivo, un paesaggio interrotto da borghi e torri medioevali, vagare di uomini a cavallo con le redini in una mano e un lungo bastone uncinato nell’altra”.

Una passione radicata nel cuore degli americani.: due anni fa, i lettori del New York Times votarono la Maremma come primo luogo da visitare in Italia, 11° nella classifica mondiale. Gli americani, in realtà, hanno fatto conoscenza con i butteri oltre un secolo fa, quando Buffalo Bill venne nel 1890 con il suo circo in Europa e a Roma sfidò i mandriani italiani a addomesticare i suoi cavalli più selvaggi. Nove cow boy furono disarcionati. Solo alla fine, con grande sorpresa dei partecipanti, un buttero maremmano, Augusto Imperiali, riuscì a rimanere in sella, diventando leggenda per essere stato l’unico italiano a vincere con Buffalo Bill.

L’articolo è un’accurata inchiesta sulla Maremma più tradizionale, rappresentata dai butteri e dalla vacca maremmana, la razza locale di bovini, unica per il suo ventre largo e le corna a forma di lira. Una tradizione che rischia di scomparire. Oggi in Toscana sono rimasti solo cinque butteri, che lavorano nella fattoriali Alberese all’interno dell’area protetta del Parco dell’Uccellina, in una tenuta con più di una decina di acri di pascoli , boschi, vigne e uliveti.

Giovanni Travagliati a 101 anni è il più vecchio buttero in vita e rimpiange il periodo prima della guerra, quando “anche le fattorie più piccole avevano almeno due butteri. Adesso, invece, siamo rimasti solo noi a Alberese”. Il lavoro del mandriano è duro e sono pochi i giovani a intraprendere questa strada. L’ultimo, arrivato alla fattoria di Alberese due anni fa, è Yuri Pieretto, 28 anni e un precedente lavoro di elettricista. E’ lui a spiegare perché ilo mestiere del mandriano è sempre più raro: “Un buttero è pagato circa 1.500 Euro al mese, non molto considerando le ore che lavora, tutte le mattine in sella a dirigere greggi selvaggi, con il sole o con la pioggia e il pomeriggio nei campi a fare lavori di manutenzione. Sono stato sempre affascinato dall’idea di lavorare all’aria aperta cavalcando, ma devo dire che dopo due anni, sono stanco di alzarmi ogni giorno all’alba”.

“Questo non è un lavoro, è la mia passione”, gli risponde subito un altro buttero più anziano, Stefano Pavin, che ricorda ancora il primo giorno di lavoro, quando nel 1988 cavalcò nelle campagne della Maremma con un gregge di 220 vacche e nove tori, “di cui so ancora a memoria i nomi”. Mariano Molinari, invece, è meno sentimentale: “Vengo da una famiglia di butteri,  mio nonno portò centinaia di capi di bestiame dal Lazio a Alberese per ripopolare le greggi vendute durante la Grande guerra, ma il lavoro era pagato male e così ho deciso di studiare e diventare impiegato”. Se i butteri rischiano di scomparire, non sembrano correre rischi le vacche maremmane, protette come specie a rischio di estinzione, perché inferiori a 7.500 esemplari.

Ogni anno l’Unione europea concede fondi alle fattorie dove si allevano i bovini maremmani e la carne dal sapore selvaggio è richiesta in tutto il mondo. “Il bestiame è più importante degli uomini” – era un vecchio motto dei butteri. Adesso che il loro lavoro è a rischio le vacche dalle corna a forma di lira sembrano essere l’ultima speranza per salvare una tradizione centenaria.


Tiziano Rugi
, Il Tirrenocronaca di GROSSETO – di Mercoledì 6 Luglio 2011

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1 Commento

  1. franco rossi

    Oramai il cavallo, e la sue applicazioni storiche, è ridotto a mera attrattiva (spesso marginale), sospinto in maniera irreversibile dalla modernità in ruoli e in spazi sempre più angusti. Il mantenere vive le tradizioni rischia di diventare solo un contorno per turisti annoiati che difficilmente riescono a penetrarne i significati e la cultura che ci sta dietro. Comunque teniamo duro….chissà che non sia solo testimonianza.

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