Il disastro della Costa Concordia


L’incidente della Costa Concordia ora, oltre ovviamente al dramma per le persone decedute ed i dispersi, rischia di trasformarsi in una catastrofe per l’ambiente. Questo denuncia Greenpeace, l’associazione ambientale è molto preoccupata perchè la nave sembra contenere 2400 tonnellate di carburante e si presume anche grosse quantità di altre sostanze pericolose come lubrificanti, vernici, sostanze clorurate e amianto. . L’allarme è

condiviso dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, secondo cui «Il rischio ambientale per l’isola del Giglio e per il Il Santuario dei Cetacei che nasce da un accordo tra Italia, Francia e Monaco e dovrebbe tutelare l’Alto Tirreno e il Mar Ligure per le eccezionali caratteristiche ambientali dell’area, è altissimo».

In Nuova Zelanda solo tre mesi fa, dal portaconteiner Rena affondato in quelle acque, fuoriuscirono 400 tonnellate di carburante che uccisero circa 20 mila uccelli marini e inquinato decine di chilome

tri di costa. Secondo Greenpeace l’emergenza ambientale che si profila nel caso della Costa Concordia è comunque simile a quella che ha seguito l’affondamento, il 5 aprile 2007, della nave da crociera Sea Diamond a Santorini (Grecia) e ripropone la questione dei rischi causati dall’avvicinamento alla costa dei grandi traghetti. «Greenpeace chiede che venga messo a punto e attuato con urgenza un piano per lo svuotamento delle cisterne di carburante della nave e quindi la rimozione della medesima. Lo svuotamento delle cisterne, che potrebbe essere complicato se il carburante – a causa delle basse temperature – avesse assunto una consistenza semi-solida, deve essere avviato immediatamente, prima che eventuali mareggiate infliggano danni strutturali al relitto, causando la dispersione del carburante. Ancora una volta denunciamo che in un’area teoricamente protetta come il Santuario dei Cetacei non esiste alcuno strumento per bloccare una nave con carico pericoloso se è in corso una tempesta, come nel caso della Grimaldi Lines, o impedire alle navi da crociera di avvicinarsi pericolosamente alla costa, come avvenuto per la Costa Concordia», questo è il comunicato stampa che Greenpeace ha diffuso.

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Le operazioni di svuotamento dovrebbero prendere il via da domani 19 gennaio, questo secondo la ditta olandese specializzata incaricata di questa operazione. Se la nave dovesse affondare dovrebbero essere affrontate operazioni di tutt’altro genere perchè potrebbe anche spezzarsi e a questo punto fare previsioni sulle conseguenze è impossibile. Il ministro Clini , che ieri ha annunciato che il governo delibererà lo stato d’emergenza 1, ha ribadito che si tratta di “una corsa contro il tempo perché lo svuotamento n

on può essere fatto finché non terminano le operazioni di soccorso”; la ragione è che a bordo della Costa Concordia non deve trovarsi nessuno, “perché le operazioni di svuotamento” potrebbero provocare “uno sbilanciamento della nave”.

Ieri erano state avvistate delle chiazze oleose nei pressi della nave, ma la Guardia Costiera ha assicurato per fortuna che non si tratta di carburante, ma di “sostanze leggere ed evaporabili”. E’ normale, si spiega, che liquidi di questo genere possano comparire intorno a una nave, per di più di 114 mila tonnellate. La Guardia costiera ha anche reso noto che è stata attivata “una procedura standard” per intervenire nel caso di una reale fuoriuscita di combustibile. Da ieri una sorta di barriera di “panne assorbenti” circonda la parte emersa del serbatoio. Un pericolo è anche il peggioramento meteorologico che avrebbe brutte conseguenze sia sulle operazioni di soccorso e di ricerca dei dispersi sia sull’eventuale spostamento della nave, che già si è mossa di circa dieci centimetri, aumentando il rischio di un affondamento.

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