Il Frontone di Talamone


Il Frontone di Talamone è un raro esempio di frontone in terracotta risalente al 150 a.C., reperto di epoca etrusco-ellenistica venuto alla luce nei pressi di Talamone (GR)

Nel 1982 fu esposto al Museo archeologico di Firenze. Da allora, il Frontone è stato inserito in varie mostre itineranti in tutta Italia. Stabilmente, il Frontone è custodito all’interno della Caserma Umberto I ad Orbetello, in Toscana.

L’odierna Talamone, che oggi dipende amministrativamente dal comune di Orbetello, è posta su un promontorio a picco sul mare all’estremità meridionale dei boscosi monti dell’Uccellina. La località fu fin dall’antichità sede di insediamenti prima Etruschi (tracce della città etrusca di Tlamu sono state scoperte nel 1888 su una collina, detta Talamonaccio, a breve distanza dall’attuale borgo) e poi Romani. L’importanza di Talamone le deriva dalla scoperta, avvenuta negli ultimi anni del XIX secolo, dei resti di uno splendido frontone di un tempio etrusco di età ellenistica in cui è rappresentato il mito dei Sette contro Tebe. La scoperta è avvenuta in più fasi in seguito alla costruzione di un fortilizio militare, che portò alla distruzione di due cinte murarie, di case, di strade, riferibili sia al centro etrusco di IV secolo a.C. sia all’abitato altomedievale.

Furono recuperate le decorazioni in terracotta di un tempio, il primo nucleo di frammenti del ben noto frontone. Scavi regolari nella zona sono stati possibili solo dopo la smilitarizzazione dell’area, negli anni ’60. È stata quindi possibile una nuova e spettacolare ricostruzione del frontone. Il tempio si innalzava sulla pendice sud-est di Talamonaccio; la fronte era rivolta verso il mare e costituiva un punto di riferimento per le navi provenienti da sud, mentre il monumento non era visibile dalla baia sottostante. Il frontone presenta al centro Edipo cieco e inginocchiato, ai lati i suoi due figli morenti Eteocle e Polinice; a sinistra è Adrasto che fugge su una biga, mentre a destra è Anfiarao che sprofonda negli Inferi con il suo carro. Il frontone presenta alcune peculiarità che lo rendono unico nel panorama di analoghe creazioni nell’intera Etruria. Innanzi tutto il fatto che gli scultori si siano preoccupati di creare le figure inclinate in avanti, in modo che dal basso si potesse avere una visione migliore. L’altra particolarità non trascurabile è data dalla ricchezza dei personaggi e dalla complessità del “racconto” scultoreo. Subito dopo il ritrovamento i reperti furono trasportati a Firenze e il fro ntone venne ricomposto in una sala del Museo archeologico. Dopo i successivi scavi del 1962-1969, ma soprattutto dopo lo straripamento dell’Arno che danneggiò in maniera grave il Museo fiorentino, si pensò di procedere ad una nuova ricomposizione dell’intero rilievo, depurandolo di alcune imprecisioni e arricchendolo di nuovi contributi. Nel 2001 fu deciso di trasferirlo  ad Orbetello dove si trova tuttora.

Nei primi decenni del III secolo a.C., in seguito alla caduta di Vulci e alla deduzione della colonia di Cosa, cominciò la lenta decadenza, anche se l’area urbana continuò a essere occupata, come indicano i resti di alcuni luoghi di culto dell’avanzato II secolo a.C. trovati all’interno delle mura. L’acropoli era collocata forse nei pressi della Porta Medina Caeli.  Le necropoli si estendono a est, sulla penisola, lungo circa tre chilometri. Le principali sono situate nelle località il Brilletto, il Sale e Poggio alla Campana. Le tombe, scavate nella roccia o costruite a forma di camera o di cassone, furono esplorate fin dall’Ottocento e nella maggior parte furono trovate già gravemente depredate. A Orbetello è allestito il Museo Archeologico Comunale, nei locali della ex polveriera Guzman, che raccoglie materiali ritrovati nelle necropoli del circondario. Si segnalano dei frammenti di sfingi, espressione della statuaria funeraria arcaica di stile vulcente; il rivestimento di uno scudo circolare con un gorgoneion nel centro circondato da un fregio di animali in lotta; un cinturone bronzeo del VII secolo a.C. con disegni graffiti, oltre a statuette votive, specchi di bronzo e una serie di terrecotte ellenistiche votive e architettoniche. In

Piazza della Repubblica, in un locale appositamente destinato, è esposto il famoso frontone del tempio di Talamone rinvenuto tra i resti di un tempio etrusco di età ellenistica in cui è rappresentato il mito dei Sette contro Tebe.

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