Le mura di Talamone


Costituisce il sistema difensivo dell’omonimo borgo della costa tirrenica. La cinta muraria fu eretta dagli Aldobrandeschi nel corso del Duecento; i lavori di realizzazione furono pressoché contemporanei alla costruzione della rocca nel punto più alto del promontorio su cui sorse l’abitato. Si conservano alcuni tratti di cortina muraria a protezione dell’area in cui sorge la Rocca aldobrandesca, che risulta incorporata con le pareti esterne nel circuito murario. Altri tratti di mura si trovano a delimitare il lato orientale del borgo che guarda verso la parte più interna del golfo, ove in alcuni punti risultano incorporate in pareti di edifici.

La cinta muraria fu eretta dagli Aldobrandeschi nel corso del Duecento; i lavori di realizzazione furono pressoché contemporanei alla costruzione della rocca nel punto più alto del promontorio su cui sorse l’abitato.

Tra il Quattrocento e il Cinquecento, mentre Talamone era controllato dai Senesi, il luogo fu oggetto di numerosi assedi ed incursioni dal mare, che determinarono gravi danni anche alla cinta muraria. Una prima ristrutturazione avvenne a partire dal 1465, quando furono incaricati per i lavori di restauro i lombardi Elia Mattei, Pietro Giovanni e Giovanni Albini; nel 1541 fu la volta dell’architetto Antonio Maria Lari, che si occupò del recupero della struttura difensiva, gravemente danneggiata pochi anni prima da una terribile incursione piratesca.

Il cruento passaggio della località allo Stato dei Presidii nel 1559 determinò ulteriori danneggiamenti alla cerchia muraria, che venne ristrutturata e potenziata dagli Spagnoli nel corso dei decenni successivi.

Ulteriori restauri furono effettuati nel corso dell’Ottocento, prima che le mura fossero gravemente danneggiate a seguito dei bombardamenti subiti nel corso della seconda guerra mondiale. Durante la seconda metà del secolo scorso furono effettuati interventi di recupero dei tratti di mura che si erano conservati.

 

  • Delicious
  • Facebook
  • Twitter
  • RSS Feed
  • Google
  • Digg
  • LinkedIn
  • Technorati

Lascia un commento